La fondazione di Piana
degli Albanesi risale al 1488, data in cui furono firmati i Capitoli di
fondazione tra un gruppo di profughi albanesi provenienti dall’Albania occupata
dai turchi, e Mons. Nicolao Trulenchi, Governatore dell’Arcivescovato e
Procuratore Generale del Card. D. Giovanni Borgia. Con l’atto, rogato dal
notaio Altavilla, si concedevano ai primi due feudi, detti del Merco e di
Aynidingli, e si stabilivano i patti della nuova colonizzazione.
Nell’atto definitivo di
concessione del territorio, che contiene anche i Capitoli riguardanti il nuovo
Comune, stipulato dal medesimo notaio Altavilla, ed approvato dalle parti, alla
presenza dei testimoni, il giorno 30 agosto VI Ind. 1488, si stabili che, nel
termine di tre anni, gli Albanesi fossero tenuti ed obbligati costruire le loro
abitazioni, che in quel periodo di tempo i coloni dovessero pagare in solido al
concedente la somma di onze 32.
L’assegnazione dei due
feudi rispondeva alla duplice esigenza di ripopolare quei siti e di assicurare
la sopravvivenza ai profughi albanesi arrivati nell’isola in una fase di grandi trasformazioni economiche, sociali e
demografiche.
Dai riveli del 1616
risulta che i due feudi erano coltivati a seminativo e vigneto.
Questo tipo di colture,
oltre a garantire la sopravvivenza, favoriva il radicamento di queste nuove
popolazioni.
Oltre Merko e Andyngli
furono successivamente messi a coltura altri feudi: Scala delle Femmine,
Guadatami, Cannavata e Ducco.
L’urbanizzazione delle
campagne ebbe inizio a partire dal ’600. A questa data risalgono le case di
Aindyngìi e altre strutture edilizie di supporto all’attività agricola, quali i
Bagli di Maganoce (denominati Masseria Maganoce).
La masseria era un’azienda
agricola di medie dimensioni condotta da un massaro. Le masserie, comprensive
di podere, casa colonica e servizi, erano destinale ad uso abitativo di
proprietari-baroni e massari. Le colture prevalenti erano, e in gran parte lo
sono ancora, i seminativi e i vigneti, oltre agli allevamenti di bovini e
ovini.
La Masseria Maganace è in
uno stato di conservazione soddisfacente al contrario di altre masserie che hanno
subito profonde modificazioni e che in gualche caso ne hanno stravolto
l’impianto originario.
Questi sistemi di edilizia
rurale si sviluppavano in genere lungo un ampio cortile ciottolato ai cui lati
erano poste, fino alla prima metà del secolo, le abitazioni dei contadini, i granai,
i depositi e le stalle.
L’abbeveratoio in pietra,
snodo centrale di tutte le attività, si trovava solitamente alle spalle degli
edifici. La costruzione era generalmente in muratura portante con frequente uso
di archi in blocchi di pietra calcarea.
La casa padronale, posta
al primo piano, dominava tutta la masseria e presentava rifiniture più
accurate, come il pavimento in maiolica del 700 e la presenza di un grande mosaico ancora perfettamente conservato.